LA QUALITA’ DELL’ARIA A PIACENZA NEL 2023- SERVONO MISURE STRUTTURALI E TANTO CORAGGIO

Servono misure strutturali e non pannicelli caldi per respirare aria migliore a Piacenza.

Per il 2023  il report di Arpae che analizza l’ultimo quinquennio dell’inquinamento dell’aria a livello regionale ed a Piacenza, ha rilevato un  lieve miglioramento di alcuni inquinanti dell'aria, dovuto anche a situazioni metereologiche, soprattutto le Pm 10 che in sede regionale per la prima volta  non hanno superato in tutte le stazioni tranne una il numero dei 35 giorni con superamento del valore limite giornaliero di PM10 tanto che   a Piacenza sono stati registrate solo  26 giornate sopra il limite dei 50 Microgrammi per metro cubo.
Come Legambiente, pur prendendo atto del Report di Arpae , ci sentiamo di affermare  con estrema tranquillità e con la preoccupazione di sempre che siamo ben lontani sia  dall'aver invertito il trend di presenza di inquinanti nell'area della Pianura Padana ed a Piacenza, sia dal leggere questo trend come un reale segnale di miglioramento del problema dell’inquinamento che ci coinvolge .

Restiamo comunque da un ventennio una delle aree più inquinate d’Europa con tutti i problemi sanitari ed ambientali che ci caratterizzano, assolutamente irrisolti, dal traffico veicolare, alla combustione industriale e domestica, a cui si aggiunge, da alcun anni, il problema del consumo di suolo, tutti fattori che rendono il nostro territorio una vera e propria camera a gas .

Nel 2023, al di la del fattore meteorologico, che andrà accertato, dal momento che potrebbe avere influito sul miglioramento rispetto al 2022, resta pesante come un macigno il dato dei superamenti del valore obiettivo dell’ozono in tutta la regione e specialmente a Piacenza con ben 90 sforamenti sui 25 autorizzati per legge, in aumento rispetto al 2022. Questi superamenti significano 90 giorni di allarme sanitario per i piacentini durante tutta l’estate, quest’anno misurati fino ad ottobre per il protrarsi del caldo. Ricordiamo che da almeno 10 anni siamo la provincia con i valori di ozono peggiori d’Italia ed essendo l’ozono un inquinante secondario determinato dalla combustione industriale e domestica e dal traffico veicolare, c’è poco da essere tranquilli in merito ad una generale riduzione progressiva dell’inquinamento dell’aria.

Anche il dato, certamente positivo, del mancato superamento a Piacenza per le Polveri pm10 nel 2023 dei 35 giorni di sforamento ammessi dalla legge, non deve abbagliarci, era successo anche nel 2018 (32 sforamenti ) ma negli anni successivi Piacenza è tranquillamente tornata a superarli (47 nel 2022, 45 nel 2021 e così via).Una rondine non fa primavera e se certamente negli anni la situazione è leggermente migliorata per alcuni inquinanti, a causa dei limiti imposti dalla Comunità Europea e dalle varie procedure di infrazione comminate alla Regione Emilia Romagna, siamo ancora molto lontani dal vivere in un territorio che tuteli realmente la nostra salute.

Da questo punto di vista, quello fondamentale della salute, occorre ricordare che i limiti per gli inquinanti come le pm10 e 2,5 e l’ozono raccomandati dall’Oms, l’Organizzazione mondiale della sanità, a tutela della salute umana sono molto più bassi di quelli fissati per legge dallo Stato Italiano e dalla comunità europea, e quindi da anni quello che respiriamo, se per legge è nei limiti, non lo è affatto per la nostra salute . Ad esempio per legge la media annuale delle pm2,5 non deve superare i 25 μg/m³ e per le pm10 i 40 μg/m3 , per l’OMS invece non dovrebbero superare rispettivamente i 5 μg/m3 ed i 15 μg/m3. Non solo, il 26 ottobre è stata pubblicata la proposta elaborata dalla Commissione europea per una nuova direttiva sulla qualità dell’aria, che andrà a sostituire quelle in vigore e che fisserà nuovi limiti più restrittivi per gli inquinanti atmosferici al 2030, domani quindi, in vista del raggiungimento dell’obiettivo “inquinamento zero”, che l’Unione europea ha fissato per il 2050.

Quindi anche i lievissimi miglioramenti vantati dalla Regione e registrati nel Report di Arpae 2023 a breve non saranno più tali, proprio per le nuove normative europee improntate parzialmente ai valori a tutela della salute indicati dall’Oms . Resta assolutamente preoccupante che nel frattempo tutte le autorizzazioni rilasciate a livello regionale, provinciale e comunale per nuovi insediamenti di logistica, come a Fiorenzuola, o commerciali, come a Piacenza, continuino ad utilizzare limiti di legge per la qualità dell’aria che a breve saranno totalmente superati e questo a discapito della salute di tutti i cittadini. Affrontare il tema della qualità dell’aria con azioni strutturali e non con la logica dell’emergenza è l’unica strada possibile, essendo evidente che i vari piani regionali per l’aria che si sono susseguiti, anche di area vasta, non sono più sufficienti ne lo è il seguire pedissequamente limiti di legge nazionali chiaramente superati. La ricetta non può più essere quella dei blocchi parziali del traffico o dell’abbassamento delle temperature in casa, o non fare fuochi in campagna, utili quanto pannicelli caldi ormai, ma dobbiamo passare oltre, a reali misure strutturali e preventive soprattutto nell’ambito della pianificazione urbanistica, attuando il Pair, il piano dell’aria integrato regionale ed a livello locale, per Piacenza, il Pums, il piano urbano della mobilità sostenibile e prevedendo, nell’ambito della redazione dei Pug , i piani urbanistici comunali ,nei Comuni e del Ptav, il Piano territoriale di Area Vasta, la riduzione delle soglie di concentrazione degli inquinanti da subito, secondo la direttiva europea che dovrà essere a breve recepita dalla normativa nazionale.

Per quanto riguarda Piacenza , di fronte a livelli degli inquinanti off-limits, traffico congestionato in città, misure antismog evidentemente insufficienti, occorre concretezza e  coraggio nelle scelte sia sul traffico che intasa la città e le frazioni ad ogni ora , sia sulle industrie inquinanti a 2 passi dal centro città ,sia sul riscaldamento degli edifici , sulle scelte urbanistiche , dalla logistica alle aree dismesse , oltre che accelerare fortemente tutte le misure assunte con il Piano della Mobilità sostenibile, il Pums ad oggi ancora ferme.
Cosa fare quindi qui ed ora? Qualche idea, certamente non esaustiva che potrà essere di aiuto a ridurre l'inquinamento ed in particolare la combustione da fonti fossili.
1) ampliare a brevissimo le aree 30 e le aree pedonali cittadine
2) Avviare da subito quanto già previsto nel PUMS , a partire da un parcheggio scambiatore all’anno all’ingresso delle principali direttrici alla Provincia, dotandolo di sharing mobility e navette comode e frequenti per permettere a chi lavora a Piacenza e vive fuori città di non entrare con l’auto
3) potenziare il trasporto pubblico con mezzi elettrici di piccole dimensioni per il centro  e rivedere e migliorare le reti e frequenze per garantire ai cittadini di Piacenza il diritto di muoversi senza inquinare
4) aumentare le stazioni Bike Sharing in città e di parcheggi per biciclette nelle principali aree di spostamento e dotare Piacenza del servizio di Car Sharring ;

5) negoziare con la Società Autostrade la riduzione dei limiti velocità sull'autostrada A21 sotto i 100 km/h. Una misura molto veloce che consentirebbe la riduzione notevole sia delle emissioni di CO2 che di  NO2
6) Salvaguardare le aree verdi cittadine ed incrementarle , prevedendo grandi aree di riforestazione urbana intorno alla città su aree comunali o anche demaniali